La Borgogna e il Vino

Situata nella parte nord-orientale della Francia e caratterizzata da dolci colline, verde senza fine solo a tratti interrotto da caratteristici e pittoreschi villaggi, la Borgogna vitivinicola si estende in una lunga e stretta banda di terra che segue il percorso del fiume Saône da nord a sud, partendo da Digione e arrivando sin quasi a Lione.
A quest’area bisogna poi aggiungere il paese di Chablis, situato più a nord nei pressi di Auxerre e la zona nota come Beaujolais, sita a sud, nei pressi di Lione.
Centro e anima della regione è la città di Beaune, capitale dei vini della Borgogna nonché, in età medievale, residenza prediletta dei Duchi di Borgogna, ai quali si deve il ricco patrimonio monumentale ancor oggi visitabile.
La zona compresa tra Digione e Beaune è nota come Côte de Nuits, mentre quella a sud di Beaune, fino à Châlon-sur-Saône, è nota come Côte de Beaune. Queste due zone sono il cuore dei vini della Borgogna e, insieme, formano la famosa Côte-d’Or.
La Vite in Borgogna arrivò con l’occupazione Romana e, a seguito del crollo dell’Impero d’Occidente nel 476 d.C., dopo lunghe e sanguinose guerre, un popolo di origine scandinava, i Burgundi, si stabiliscono nella regione continuando a coltivare la vite anche durante i tempi bui della civiltà.
Nei secoli che seguono, il vino viene prodotto nelle Abbazie e l’opera dei monaci caratterizzerà la viticoltura in Borgogna fino alla Rivoluzione Francese; sono i tempi dell’identificazione dei terreni più vocati e di maggior pregio e dell’identificazione dei cosiddetti Climat alla base della coltivazione della vite di qualità nel territorio borgognone.
Le Abbazie protagoniste erano quella di Cluny e di Citeaux; in particolare quest’ultima sposterà definitivamente l’epicentro vitivinicolo in Cote d’Or.
I monaci studiano i vitigni, il terroir, le vinificazioni e gli affinamenti contribuendo in maniera decisiva non solo a perpetuare l’allevamento della vite sul territorio ma ad affinare tutte le tecniche e le conoscenze ancor oggi alla base della viticoltura e della produzione di vino in Borgogna.
La Cote d’Or è ormai riconosciuta in tutta la Francia (e anche oltre) come produttrice di vini di assoluto prestigio e grande qualità ed è con grande lungimiranza che il duca Filippo II di Borgogna nel 1395 impone con un’ordinanza l’espianto del vitigno Gamay, molto produttivo e di facile beva, per il più aristocratico ed elegante Pinot Nero, nonostante le basse rese e le superiori difficoltà nella coltivazione. In anticipo di secoli rispetto a tutta la produzione vitivinicola, questo rappresenta il primo passo verso un atteggiamento che privilegi la qualità alla quantità e che contribuirà a conferire alla Borgogna del vino l’aspetto che oggi conosciamo, con una produzione di eccellenza suddivisa tra grandi Pinot Neri e Chardonnay.
Nel corso dei secoli seguenti si affinano ancora le mappature dei vari Terroirs e dei Cru (l’Abate Arnoux pubblica nel 1728 a Londra la sua “Dissertazione sulla situazione della Borgogna e sui vini lì prodotti”) fino ad arrivare al 1789 alla Rivoluzione Francese che confisca tutti i terreni appartenenti al Clero e alla Nobiltà e li vende all’asta nei tre anni successivi contribuendo, insieme al Codice Napoleonico, alla estrema parcellizzazione delle proprietà ancora oggi tipica della Borgogna.
Nel ‘800 emerge la necessità di una classificazione dei vigneti e di stabilire una graduatoria di merito dei vini; nel 1861 si definiscono le prerogative di ogni Climat Comune per Comune saldando inoltre il nome del paese al suo vigneto più rappresentativo (Vosne-Romanèe, Chambolle-Musigny, Puligny-Montrachet, Nuit-Saint Georges etc.).
Il resto è storia recente; nel 1935 un decreto istituisce le Denominazioni di Origine che inquadrano il vino di Borgogna su 4 livelli:
Il più basso è la denominazione regionale Bourgogne che indica i vini prodotti con uve provenienti da vigneti situati in comuni diversi.
Salendo troviamo i Village, le cui uve provengono da vigneti compresi nel territorio comunale; a prescindere dal livello qualitativo, l’origine omogenea delle uve inizia a conferire al vino una forte tipicità e riconoscibilità.

Ci sono poi i Premier Cru, vigneti che, grazie alla favorevole composizione geologica ed esposizione (in una parola terroir), riescono a garantire un livello qualitativo superiore; i vini prodotti con queste uve portano nel bicchiere l’espressione diretta e non filtrata del terroir d’origine, con tutte le sue peculiarità ed i carattere del vigneto ben in evidenza. In etichetta oltre all’indicazione del comune di provenienza (ad. Es. Gevrey Chambertin), verrà riportata la dicitura “Premier Cru” eventualmente seguita dal nome del vigneto.
Il grado più elevato della classificazione, vero oggetto del desiderio e sogno proibito dell’appassionato di vino che vede in queste etichette la sublimazione del concetto di unicità del territorio, è occupato da 37 vigneti (meno del 2% della superficie vitata della Borgogna) denominati Grand Cru, le cui straordinarie caratteristiche vennero evidenziate già dai Cistercensi nella prima metà del 1300. In etichetta viene citato solo il nome del Cru, senza il Comune, a riprova del valore di quel singolo vigneto.
La magia di un territorio che cambia la sua morfologia e la sua composizione geologica di metro in metro, una produzione estremamente parcellizzata ed ulteriormente limitata da fenomeni meteorologici avversi (gelate tardive, grandinate, caldo e siccità), rendono i Pinot Neri e gli Chardonnay della Borgogna vini dal carattere assolutamente unico, di grande complessità, eleganti più che potenti ed incredibilmente capaci di evolvere negli anni.

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